| Il sole non riusciva a illuminare neanche uno spicchio di quelle vie color fumo, sembrava quasi rifiutare di visitare quei luoghi,così mal costruiti da fare costantemente all'ombra di se stessi.Ma un uomo, alto, con una giacca di pelle in mano gettata a peso morto sulla spalla destra,con un paio di inutili occhiali da sole, girava a passi lenti e pesati per quella disgraziata terra parigina. Lì risiedevano artisti falliti, là stava chi aveva poco da ringraziare e molto da piangere, là stavano quelli che appunto facevano al caso suo. Da quando aveva lasciato la fresca e ridente Copenhagen tutto era andato diversamente da come sperava.Non era una attore così bravo da poter andare al Moulin, nè aveva mai preteso di esserlo.Non era quello il suo mondo, troppi lussi inutili, non voleva rammollirsi. Ma i suoi errori e le sue colpe da quando aveva messo piede a Parigi lo marchiavano come la cicatrice della pallottola che qualche tempo prima aveva passato la sua gamba destra, senza alcun danno, se non qualche imprecazione in un francese quasi oramai impeccabile, eccetto l'accento. Era lì da pochi mesi e già sapeva parlare abilmente, grazie agli studi, alla sua capacità di adattasi; qualsiasi fosse il motivo a lui importava il giusto. Era però lampante la sua provenienza nordica non solo nell'aspetto fisico, ma anche dalla rude durezza con cui pronunciava quella lingua, dalle sillabe troppo taglienti, troppo secche e aride.
Era andato in quel luogo per lavoro, per consegne, per affari che avevano macchiato la sua anima prima immacolata da cavaliere e gentleman.Non era più lo stesso da quando era giunto da straniero in quella città.Non sorrideva quasi mai, il volto contratto ricordava più quello sconvolto e mal rasato degli ottocenteschi cow-boy che quello di un nobile danese; lo sguardo dritto, di quel verde così maligno da sembrare una proiezione del diavolo stesso era più da killer che da uomo d'affari. Camminava come se fosse solo di passaggio in questo mondo meschino, ma non lo era.Sarebbe rimasto, forse per molto, forse per poco.Avrebbe ammazzato altre persone innocenti, avrebbe portato alla corruzione e alla lussuria molte altre anime sperdute, ma non gliene fregava veramente nulla.Era così, poco caritatevole, impossibile da muovere a compassione, impossibile da piegare.E la sua anima, sì, quella era rimasta con la sua giovinezza immatura in Danimarca.
La sua arma nella tasca, ancor calda, quasi fumante.Aveva ucciso anche quel pomeriggio, oramai era un vizo, era un semplice gioco anche quello.Si era messo nei guai, troppo presto.Era troppo inesperto per reggere alcuni confronti, poco abituato alla vita che gli si era spalancata davanti. Ma si stava risollevando, a colpi di colt, con inganni e con tradimenti, sì, ma si stava comunque rialzando. Ferito ma non a morte, colpito ma non ancora affondato.
E continuava a camminare nell'ombra, sereno come se nulla fosse mai accaduto.
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