Il suo tocco e il suo profumo in quel luogo antico e deserto.
Il silenzio, che pareva una litania mefistofelica, venne smorzato dalle parole languide che pronunciò quella giovane donna dai macabri e seducenti costumi.
Il corpo di Leela, marmoreo, statico, ma allorchè passionale e desiderevole reclamava la presenza della creatura dinnanzi a lei.
Angeline.
La donna dai capelli corvini, sferzanti nell'aria e composti in boccoli tentatori, portò una mano dalle lunghe dita affusolate alla guancia della libertina dai capelli rossi.
Il suo tocco sfuggente era una maliziosa ode al dio desiderio. Un desiderio bruciante che appagava il cuore ed accendeva i sensi primordiali.
Tormentata mente diabolica.
Quella notte il fiele si trasformò in miele. Notte per penetrare tutte le porte più strette e chiuse, notte di resa per l'ultimo bastione del suo pudore.
Angeline era una donna elegantemente indecente.
Non vi era alcun velo di terrore nelle sue iridi bizzarre e schernitrici, nè tantomeno di vergogna o redenzione.
La sua eleganza raffinata la distingueva da molte fanciulle che aveva incontrato - perchè ora poteva confermare il fatto che la moretta non fosse una fantasia malsana della sua mente labile -, la sua armonica essenza richiamava all'attenzione lo sguardo celestino della Sparrow, accompagnando con dolce arroganza la sua indole indomita.
La sua mano era ancora lì, sulla sua guancia, un tocco talmente leggero da sembrare nullo.
Dita da pianista che si mossero lungo i suoi zigomi pronunciati, le sue labbra di rosa e la sua pelle lunare.
Era come se la ragazza stesse suonando con quelle piccole mani i tasti assopiti dell'anima furbesca di Margot.
Premeva gentilmente, rendendo impossibile la noia o la stanchezza. Il suo tocco incantevole provocava nella rossa sensazioni ignote, come se stesse attraversando i cancelli dell'Olimpo.
Le dita che straziavano la sua innata promiscuità, strappando e denudando la sua falsa ingenuità, correvano lungo la sua pelle, scesero lungo il collo e la rossa in quel momento si immaginò come potesse stare Angeline con il collo riempito di segni rossi e peccatori.
La malsanità della sua mente, la sua impeccabile lussuria fecero dirompere in lei molte emozioni.
Rabbia, perchè quella donna era una tentazione bella e buona. Carnalità e desiderio spasmodico. Amore, pietà per quella ragazza sconosciuta, perchè non si sarebbe potuta proprio immaginare se Leela fosse stata un uomo, come avrebbe punito l'indomabile bellezza della creatura.
Al suo inclinare il volto, la vena del collo si delineò sul suo collo diafano ed invitante.
Le chiese anch'ella di presentarsi.
La sua imperiosità apatica voleva mostrarsi come sempre. Fredda, sicura e gelidamente impeccabile.
Il suo lato di spasmodica curiosità invece la portò, brusca, ad afferrare la mano che continuava a martoriare imperterrita la sua pelle, facendo bruciare il suo sguardo che fulminò quello di Angeline.
Si portò le dita di lei alle labbra, posandole febbrile una ad'una, come a donare un bacio a quello strumento di umano supplizio.
Occhi chiusi, non servivano.
Respirò profondamente, il soffio delicato penetrava fra le dita della moretta.
Quando riaprì le palpebre rimase a contemplare il volto della ragazza, lo studiò, cercando qualche sorta di imperfezione che non riuscì a trovare.
Schiuse le labbra, racchiudendo per qualche attimo il dito indice di lei fra i denti di porcellana.
-"
Leela."-
Sibilò tombale, sollevando la mano libera, quella che non tratteneva la mano della bruna all'altezza del proprio viso, portandola al collo di lei, alla venatura che dapprima la stava tormentando.
Forse era vero quello che diceva Ancestral. Lei era un vampiro.
Fece scorrere il pollice, fugace, premendo giusto un po' sulla sua pelle piacevolmente setosa.
Mosse un passo in avanti, costringendo la ragazza ad indietreggiare, continuando a fissarla, sibilando fra le dita di Angeline, bellicosa e desiderosa di altre informazioni.
-"
Sei reale?"-
Proprio non si riuscì a trattenere. Quella domanda continua a frullarle nelle membra, e doveva assolutamente sapere se anche quella sera aveva bevuto troppo rum o fumato troppo oppio.
Come dire? Una donna non proprio raccomandabile.