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L'eccezione che conferma la regola., Per Erimantis Cronwell
view post Posted on 4/9/2008, 19:59Quote
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Un’altra serata o, per meglio dire, un’altra “nottata” era andata. La rossina aveva finito di lavorare da non più di mezz’ora, e contando che erano già le cinque del mattino aveva finito tardi quella notte. Solitamente terminava verso le quattro, e anche se sembrava poca una mezz’oretta in più rispetto al solito nel suo lavoro non lo era.
Si sarebbe dovuta svegliare alle sei quella mattina, che senso avrebbe avuto andare a dormire un’ora? Nessuno, nessun senso. Serviva a farti venire ancora più sonno, era giusto un contentino momentaneo che sarebbe finito troppo presto, come quando le mamme danno ai bambini una caramella perché piangono, che senso ha? Una caramella gommosa non dura nemmeno un minuto, una caramella dura dura un minuto massimo due se sei lento, e dopo? Dopo che i bambini riprendevano a piangere che cosa facevano le mamme? Dovevano dare ai bambini un’altra caramella e poi un’altra ancora e così via fino alla fine della giornata? Ma dai, non aveva senso! Insomma, poi ci si lamenta che i bambini di oggi sono tutti obesi! E certo, andate a vedere che madri si ritrovano poveretti pure loro!
Ok ok… Stava forse delirando la Angy? Che diavolo c’entrava quel discorso con il fatto del dormire? Niente niente e poi ancora niente…! Non c’entrava un bel niente insomma, proprio un cavolo!
Forse era colpa della sua mente contorta, o forse era anche colpa della bottiglia di spumantino che teneva con salda presa nella mano destra.
Doveva pur avere un sostegno, un motivo per restare sveglia ancora un’ora e tirare le sei, no? Ecco, lei aveva trovato il suo. Adorava fumare, adorava ballare, adorava fare tante cose… Ma soprattutto adorava il suo spumantino e la consapevolezza di averne una bottiglia in mano in quel momento tutta per lei, solo per lei la rendeva felice ecco, per quanto potesse sembrare stupido e patetico.
Con la destra teneva la bottiglia, ma anche l’altra mano era occupata… Quelle che reggeva erano delle scarpe? Sì, quelle erano esattamente delle scarpe. Tacchi dodici, neanche troppo alti, color porpora e rigorosamente a spillo… Erano le sue scarpe, abbinate al vestitino color bianco che aveva quella sera e in tinta con la pochette esattamente dello stesso porpora delle scarpe. I capelli boccolosi le scendevano lungo le spalle e giù per la schiena; per quanto potessero essere scalati ormai erano davvero lunghi… Arrivavano almeno fino a metà schiena. Non voleva più tagliarli corti, ci si era quasi affezionata a quella chioma rossiccia e ribelle.
Comunque sia, chioma o non chioma, c’era una questione leggermente più importante da analizzare in quel momento. Una domanda alla quale rispondere.
Perché?
Perché la Parker si ritrovava con una bottiglia di spumante in una mano, dei tacchi a spillo nell’altra, a camminare a piedi nudi per la spiaggia alle cinque del mattino?
Sì ok, doveva tirare le sei del mattino e non voleva restare in camerino a sentire le altre cortigiane russare (xD), però perché in spiaggia? Insomma solitamente la spiaggia di notte era posto per i romanticoni o per gli ubriaconi o per i pervertiti… Risultava a qualcuno che la rossina rientrasse in una di queste tre categorie?
Forse però era solo l’eccezione che confermava la regola… Quella notte la spiaggia era posto per le persone normali, senza bisogno che la rossina rientrasse per forza in una di quelle tre famose categorie.
Dopo tutto, lei era sempre l’eccezione che confermava la regola.

Edited by Angelica Parker« - 5/9/2008, 12:18

 
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.:Erimantis Cronwell:.
view post Posted on 24/9/2008, 18:51Quote

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Una nottata senza lavoro, nessuno da uccidere, nessuno da punire, nulla di nulla.
Una sola cosa lo faceva sentire bene in quel periodo, guardare i pallidi riflessi dell'acqua sulla piccola spiaggetta.L'acqua, quella cosa così pura e bella, sottovalutata dai più, sporcata dal rozzo popolo parigino, donava un senso di pace e serenità.Erimantis osservava in silenzio, lontano dalla lussuria, dal delitto, lontano da tutto e da tutti.Si sentiva ancora bene in posti come quelli, ancora vivo e utile a qualcosa.Cosa poi? Non lo sapeva.Ma non si faceva domande, stava muto a osservare i riflessi dell'acqua giocare sulla superficie, mostrarsi e scomparire, in un movimento armonioso.
Era lì dalle tre di notte, e aveva intenzione di passarci tutto il resto del tempo che lo separava dall'alba.
Osservava vecchi ubriaconi, coppiette convinte di essere sole, gruppi di amici che andavano lì per evadere controlli e ubriacarsi in santa pace.
E lui solo.
Gli amici che aveva erano tutti a lavoro a quell'ora, e gli altri, quelli onesti, erano sotto tre metri di terra.
Non poteva permettersi il lusso degli affetti, l'aveva scelto lui, cazzi suoi, come si suol dire.
Ma invece qualcosa lo turbava quella sera, forse il fatto che la luna brillava così forte da rischiarare quell'atmosfera fin troppo romantica, forse il vento che carezzava le membra infreddolite, o forse l'aria densa di tranquillità.

Ma qualcosa lo turbò.Ad un orario in cui credeva che anche gli ubriachi andassero a dormire, Erimantis notò una chioma folta e rossastra avvicinarsi alla riva, con le scarpette in mano e lo champagne nell'altra.
Era la bella ragazza del Moulin, quella incontrata nel vicolo di Parigi qualche giorno prima.Non l'aveva dimenticata, non dimeticava mai un volto, e il suo men che mai.
Quella donna l'aveva colpito, più a fondo di quanto nessuna avesse mai fatto.Era bella, spigliata, sicura di sè.Irriducibile.Una sfida per uno come lui.
E le sfide le coglieva tutte, sempre.
Un difetto come tanti altri, tpico dei superbi e tracotanti uomini con manie di protagonismo.

Si avvicinò a lei passando per l'ombra, con quel silenziosissimo passo da serial killer che lo aveva reso famoso nel mestiere.Fu risucchiato dalle tenebre e scomparve...

Spuntò poi fuori alle sue spalle, quando oramai era seduta sulla rena sottile della plage, intenta a sorseggiare champagne.Le mise una mano sugli occhi, e con l'altra la abbracciò da dietro.
Non voleva spaventarla, ma che sobbalzasse era il minimo.

Madmoiselle, mi riconosce?

Sorrise sarcastico, camuffando la voce senza perizia, non come se stesse lavorando, bensì come se giocasse.Voleva farsi riconoscere.

Non mi offre neanche dello champagne?

E lasciò quel caldo abbraccio per tornare al freddo della sabbia, per sedersi accanto a lei e fissarla in quel bellissimo volto che aveva ancora impresso nella memoria.
E nel guardarla i suoi occhi smeraldini brillarono splendidi nella notte.
 
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view post Posted on 24/9/2008, 20:35Quote
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La luna dominava il cielo, regnava su tutte le stelle... E i riflessi che producevano questi astri sul mare erano davvero, davvero incredibili... Unici per l'esattezza.
Camminava ancora, ma era piuttosto stancuccia la Parker. Dopo tutto era da quasi ventiquattro ore che non dormiva, incredibile a dirsi... E diciamocelo, il suo lavoro era terribilmente stancante, sperava almeno di trovare un qualche spazietto di tempo tra un'ora e l'altra per domire durante la giornata altrimenti quarantotte ore no stop non ce la poteva fare nemmeno lei.
Ancora qualche passo, poi capì che doveva sedersi, suo malgrado. Si scelse un posticino piuttosto isolato, sulla riva del mare, e vi si lasciò cadere, non curandosi delle scarpe che probabilmente stava distruggendo e insabbiando tutte, ma piuttosto facendo ben attenzione a non far cadere nemmeno una gocciolina del suo prezioso champagne sulla sabbia.
Sì, forse era un po' triste avere come "compagno" di una serata una bottiglia di champagne, ma quello le toccava quella sera... E poi un po' di tranquillità non faceva male neppure a lei.
Fu un attimo, un secondo improvviso e si ritrovò gli occhi cristallini coperti da due fredde mani, neanche fossero di marmo. Non aveva sentito passi, non aveva sentito rumori dietro di lei, aveva scelto un posto isolato, eppure... Chi poteva mai essere? Un leggero fremito la scosse, leggero e quasi impercettibile se non fosse stato per il silenzio tombale del luogo... Pensò subito ad un ubriacone che voleva farle uno scherzo, ma poi...
CITAZIONE
Madmoiselle, mi riconosce?

Riconobbe la voce, eccome se la riconobbe.
Apparteneva al ragazzo dagli occhi incantevolmente smeraldini che aveva incontrato qualche sera addietro, quello che se n'era andato all'improvviso, con un veloce saluto, lasciandola lì sulla panchina sola a ripensare a quando avrebbe rivisto gli occhi del ragazzo, il ragazzo stesso.
Ed ora eccolo lì, quello stesso ragazzo, ce l'aveva davanti agli occhi... O meglio dietro alla nuca (xD).
Non sapeva ancora il suo nome, nella fretta si era dimenticata perfino di chiderglielo l'altra sera, ma quello non era affatto un dettaglio importante... Era solo quell'ultimo dettaglio che però l'avrebbe distinto definitivamente -lo distingueva anche senza bisogno del nome, impossibile non distinguerlo- dalla massa di uomini che incontrava tutti i giorni la bella rossina. E forse lei, dal canto suo, aveva paura di conoscere quell'ultimo dettaglio proprio per il fatto che avrebbe distinto quel giovane e affascinante uomo dagli altri senza più ombra di dubbio.
Eppure, la giovane rossina del Moulin, mostrò noncuranza allo sconosciuto, come se fosse uno dei tanti; la solita e irritante aria di sufficienza era stampata sul suo viso.
C'era una regola e lei doveva seguirla sempre e comunque, mai mostrarsi deboli all'avversario. E in un certo senso anche il giovane uomo era un avversario della Parker, un valido avversario per meglio dire.
CITAZIONE
Non mi offre neanche dello champagne?

Eccolo che ora le lasciava delicatamente gli occhi e si andava a sedere di fianco alla rossina, guardandola in modo tale che i loro sguardi si incrociassero ancora una volta.
"Di solito sono gli uomini ad offrirlo a me, non io a loro" esordì con un tono di voce piuttosto pacato e sottile, mentre guardava lo sconosciuto con un cipiglio furbo e divertito nello sguardo.
Occhi cristallini contro occhi smeraldini, ancora una tarda notte, ancora una sera, ancora solo loro due e nessun altro.

 
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.:Erimantis Cronwell:.
view post Posted on 26/9/2008, 10:00Quote

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Ecco che succedeva ancora, ecco che si trovava una seconda notte con quella donna intrigante e misteriosa.
Mistriosa, sì, perchè non capiva cosa pensasse, mai in nessun momento.Si comportava con lui come lui si comportava con lei, con un freddo distacco e superficialità, come se gli fosse del tutto indifferente.Ma era plaese che entrambi fingevano.
Erimantis recitava, perchè se davvero gli fosse stata indifferente, non l'avrebbe seguita quella sera.L'aveva adocchiata, è vero, per puro caso, mentre passava per una via del centro Parigino, ma aveva deciso di seguirla.E se la voleva seguire un motivo c'era.
E' che ancora non riusciva a scoprire quale fosse questo motivo, ma era sicuro che nel suo inconscio qualcosina c'era.

Era sola, come lui, entrambi in compagnia di oggetti inanimati, chi una pistola, chi uno champagne.Ma il succo è che, con mestieri come i loro, si finisce inesorabilmente soli.Non che gli dispiacesse, ma incontrare persone come la rossina permetteva che il suo insonne tempo passasse più piacevolmente.
Oltretutto erano rimaste molte cose in sospeso, dall'incontro su quella panchina, e stavolta c'era meno tempo, ma almeno il posto era più bello.La luna, la spiaggia, l'atmosfera era quasi romantica.Non si addiceva certo a uno come Erimantis, nè a una come la Parker, ma ci si doveva accontentare.

Lo scherzo idiota di Erimantis - il quale era in vena di scherzi davvero idioti in quei giorni - sortì l'unico effetto di un breve, leggero, impercettibile brivido che attraversò le splendide membra della donna.Che ovviamente recuperò in un batter d'occhio il suo prodigioso e accattivante self-control.
La ragazza lo riconobbe subito, d'altronde era quello che voleva, non aveva camuffato la voce apposta.Tanto lei non sapeva il suo nome, non lo avrebbe saputo per un bel pò di tempo, finchè Erimantis non fosse stato sicuro di lei.E forse nemmeno a quel punto.
Ma in fondo cos'è un nome?
CITAZIONE
"What's in a name? That which we call a rose
By any other name would smell as sweet."

Come al solito Shakespeare aveva la risposta anche a questo.L'uomo seduto accanto alla Parker sarebbe stato lo stesso anche se non si fosse chiamato Erimantis: è questo il senso del monologo di Giulietta nella famosa tragedia.
E questo era anche il motivo per cui Erimantis non le avrebbe detto il proprio nome.
Non voleva essere catalogato, odiava quella tipizzazione, quelle stupide parole che dovrebbero rappresentare una persona e che sono solo nude sillabe vuote.
CITAZIONE
"Di solito sono gli uomini ad offrirlo a me, non io a loro"

Di solito.
Appunto, forse non aveva ancora capito che con Lui era diverso?
Troppo simili per capirsi e troppo simili per fraintendersi.

Vedo che non ha perso l'acidità, Angelica.Sono..

...Contento di rivederti...
Avrebbe dovuto dire, ma invece lasciò quel "Sono" a mezz'aria, mettendosi a osservare il viso della ragazza che beveva lo champagne, o meglio, a osservare l'acqua oltre quel viso, e paragonare i riflessi luminosi della luna su di essa con quelli che facevano capolino sora i bellissimi occhi azzurri di Angelica.


 
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view post Posted on 26/9/2008, 20:18Quote
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Ancora una volta un elemento di troppo accomunava quei due "duri" che si rivolgevano tra di loro con fredda non-curanza, neanche fossero colleghi obbligati a parlarsi per lavoro o roba simile.
Già a proposito di lavoro... Chissà che lavoro faceva lui. La incuriosiva e la intrigava allo stesso tempo quell'uomo, e perciò tutto quello che lo riguardava, lavoro incluso. Ma non se ne sarebbe certo uscita con una domanda del tipo 'Hey tu che lavoro fai?'.
No, di certo non con lui.
Rispetto a quanto sapeva lui di lei, lei sapeva ben meno di lui. Non sapeva il suo nome, non sapeva il lavoro... Eppure qualcosa la spingeva a non cadere a chiedergli banalità, stupide formalità come quelle.
CITAZIONE
Vedo che non ha perso l'acidità, Angelica.

Naaaa, non era stata acida adesso. Beh, un pochetto a dire il vero lo era sempre con quel suo tono sostenuto e pungente.
"Quella non la perdo mai" rispose arricciando le labbra in un sorrisino malefico.
La Parker perdeva un sacco di cose sì, a volte perdeva anche la sua stessa capacità di ragionare -il che accadeva piuttosto spesso suo malgrado-, ma la sua acidità no, quella non la perdeva mai.
L'acidità era una delle sue fedeli alleate indissolubili.
Guardò per qualche istante il giovane uomo che le restituì lo sguardo, poi la rossina spostò gli occhi cristallini verso i riflessi lunari sulla superficie nera. Sembrava la vista perfetta per un quadro, e nel quadro dovevano essere inculsi anche loro due, lei e lo sconosciuto.
CITAZIONE
Sono..

Quel "sono"... E poi silenzio.
Non lo conosceva ancora bene, non lo conosceva affatto per la precisione, ma una cosa di lui l'aveva capita... Spesso e volentieri non concludeva ciò che cominciava. Ma questa volta doveva andare avanti con la frase sospesa.
"Sono...?" domandò allora la Parker addolcendo di un poco la sua voce. Era la classica voce da "suppliche" che usava, anche se alle vere suppliche era solita aggiungere gli occhioni dolci, qualche provocazione e qualche carezzina di tanto in tanto, ma non era quello il caso. Quella non era una supplica, ma un'esortazione a continuare quel "sono", a concludere ciò che aveva iniziato.
Solo dopo qualche secondo aver parlato la Parker ruotò il viso verso il giovane uomo, occhi negli occhi, mentre aspettava di sentire quelle parole che dovevano seguire il "sono".

 
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