Aaaah, il dolce imbrunire.
Un pomeriggio umido e fastidioso, uno di quelli che ti svegliavano dal torpore estivo con una secchiata di acqua gelida.
Vi era solo il sole, caldo e solenne come sempre, a riscaldare quel quadro fatto di freddezza e di apatica quotidianeità. Pallidi raggi rossastri, per via dell'ora non proprio mattiniera, filtravano tra i rami che incorniciavano il vasto viale che contornava la Villette, splendida località di turismo e ristoro.
In ogni sprazzo d'erba verdognola alcune stille d'acqua, piovute dalle fontane ancestrali, bagnavano i loro fili sottili facendo rilucere il suolo, già splendido di per sè.
Non era una giornata per uscire, certamente. L'aria era pungente e decisamente insopportabile, e per di più il calore del sole pareva essersi bloccato nei rami degli alberi in decadente fioritura, quasi avessero tessuto una ragnatela dalla quale fosse impossibile sfuggire.
Un'atmosfera accogliente certo, degna della Villa più visitata di Parigi.
Ogni qualvolta si varcava quel grande cancello adornato di fiori che si arrampicavano sul ferro battuto, come a voler stritolare quest'ultimo tra le spire di quegli steli robusti, si veniva investiti da una musica composta di nessun suono. Che strane contraddizioni.
Per la rossa, però, quel luogo non aveva attrazioni particolari.
Leela Sparrow non si trovava in quel luogo per ammirare la bellezza fastosa degli intarsi delle fontane, nè si trovava lì per storcere il naso per qualche fatiscente composizione floreale.
Semplicemente la libertina dai capelli più rossi del fuoco che scoppiettava nei camini dei parigini amava perdersi in lunghe passeggiate, senza prefissarsi alcuna meta o destinazione.
Camminava per ore, alle volte, smarrendosi in chissà quali luoghi abbandonati da Dio, ma trovandosi sempre a fare qualche interessante scoperta.
In quel momento la sua attenzione venne catturata da una presenza, che si muoveva lentamente alla sua destra.
Placida, la rossa ruotò il capo verso quello che si rivelò un piccolo e triste gattino.
Oh, santa merda.. lei si scioglieva ogni qualvolta vedeva uno di quegli adorabili felini! Eh sì, probabilmente questo poteva essere considerato un punto debole della regina dei ghiacci, Leela Margot Sparrow.
Arricciò le labbra purpuree abbassandosi sul micio e protendendo una mano sottile verso di lui.
Il vestito verde bottiglia arrotolato lungo le cosce, mentre si poteva intravedere le gambe diafane alla luce del pallido sole.
Il gatto inclinò la testa di lato, sfuggendo alla sua carezza e dirigendosi veloce verso una panchina.. occupata.
La Sparrow lo seguì a ruota, non risparmiandosi neanche una fanciullesca corsetta, giungendo alla panchina ove una ragazza dai capelli biondi si rilassava in contemplazione.
Si sedette, pacata come sempre nei modi, così austera in quel vestito audace, spregiudicato, ma di facile incanto.
Il gatto saltò in braccio alla rossa, miagolando però in direzione della sconosciuta..
La Sparrow ruotò il capo verso di lei, contemplando la linearità delle sue guance forbite con il pallore delle sue pupille di marmo..